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Ebbene si, devo ammettere di aver sbagliato tutto nel fare l’istruttore minibasket! (vi rimando al mio articolo di qualche anno fa: La programmazione nel minibasket)

Per anni ho programmato per obiettivi (palleggio, passaggio,tiro e difesa) e adesso mi ritrovo a rimettere tutto in discussione, a vedere la lezione da un altro punto di vista: le competenze.

Penso che questo sia un altro passo avanti nel costruire il settore minibasket e, sia ben chiaro, non è che quello che ho acquisito come istruttore in questi anni è da buttare, anzi, tutt’altro; l’esperienza è tale che mi viene naturale cercare di migliorarmi e dare un servizio migliore a chi si iscrive ai nostri centri minibasket. dal Saper Fare, al Saper far fare al trasmettere competenze. Penso che questo sia lo sviluppo naturale di ogni educatore-istruttore.

Partiamo dal capire cosa si intente per competenza,  La competenza è un sapere, è capacità di orientarsi in un determinato campo; quando un individuo è competente vuol dire che è padrone della materia in un determinato settore.

La competenza è un’azione complessa ed originale della persona in risposta ad un problema reale; basata sulle risorse interne e l’utilizzazione di quelle esterne per raggiungere un risultato positivo nell’esercizio della propria responsabilità.

Questo sapere è sempre in aumento e si alimenta secondo il circolo vizioso tra azione e riflessione; potremmo dire che un bambino che fa minibasket diventa competente se ad una  sua azione sa valutare il suo feedback e apprende nel non ripetere gli errori.

Per trasmettere competenze l’istruttore deve saper comunicare, motivare, osservare e progettare.

E’ essenziale che l’istruttore sia consapevole che i suoi interventi produrrano, in ogni caso, dei cambiamenti negli apprendimenti dei bambini. Per essere efficace (e non efficiente) deve pensare che ogni esercizio che propone deve educare, cioè deve produrre dei cambiamenti nel modo di pensare e di agire del bambino. Dobbiamo evitare di riempire la lezione di giochi-esercizi, ma avere ben chiaro l’obiettivo della lezione (capacità coordinativa) e quali sono gli strumenti per raggiungerlo (fondamentale scelto) e, di conseguenza, adeguare coerentemente i contenuti della lezione (giochi, situazioni, esercizi).

Ecco lo sforzo di qualità a cui facevo riferimento all’inizio, devo orientarmi verso le consapevolezza delle mie azioni. Devo focalizzarmi sul traguardo di competenze da trasferire al bambino, devo lavorare sull’ambito neuro-cognitivo per dare modo al bambino di leggere ed interpretare le diverse situazioni di gioco. Da qui l’esigenza di aumentare il carico cognitivo, con l’introduzione di giochi aperti e di potere, con il vantaggio di aumentare l’attenzione e la concentrazione di tutto il gruppo.

Una lezione programmate deve rispettare i seguenti punti saldi:

Avere continuità con le precedenti lezioni, avere sempre un gioco (o più giochi) che possano dare dei feedback sui traguardi di competenze trasmessi;

avere un approccio graduale ai nuovi obiettivi, lasciando che il bambino assimili e abbia il tempo di comprendere gli esercizi;

Non deve trascurare nessun bambino, bisogna creare armonia nel gruppo e coinvolgere tutti,anche chi ha più carenze coordinative;

Essere coerente con il progetto e gli obiettivi finali della stagione;

La lezione deve rispondere alle domande:

  • Dove? – Creare un ambiente favorevole all’apprendimento
  • Come? – La metodologia deve essere chiara
  • Chi? – Il soggetto della nostra lezione è il BAMBINO
  • Che cosa? – Cosa vogliamo far apprendere al bambino.

Io sono convinto che ogni volta che un bambino termina la lezione si deve portare a casa un’esperienza nuova, da aggiungere al bagaglio cognitivo-tecnico che si porterà nel mondo del basket.

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