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Ciao,

oggi volevo dedicarmi al caos. Un aspetto importante della programmazione dell’attività sportiva nel minibasket è emozionare e rendere avvincente una lezione. Io volevo soffermarmi sull’osservazione dei bambini categoria pulcini/scoiattoli che si avvicinano a questo sport ed entrano in palestra.

avete mai osservato cosa fanno? per prima cosa salutano (ci sono ancora bambini educati!) e poi corrono a prendere la palla, ma non si limitano a tirare a canestro. anzi, in molti casi si rincorrono, se c’è un materassone ci si buttano, si arrampicano sulle spaliere…. in poche parole il CAOS.

ma da cosa deriva questa loro voglia di esplorare? e come sfruttarla per far leva sulle esigenze del bambino e proporgli giochi adatti all’insegnamento del minibasket?

cambiamo il punto di vista, le esigenze del bambino ( schemi motori di base) sono gli obiettivi, e le regole (palleggio, passaggio, tiro, difesa) sono lo strumento per rafforzare gli obiettivi. Proviamo ad organizzare il CAOS e incanalarlo in giochi ed esercizi propedeutici per il bambino.

Nono dobbiamo però cadere nell’errore che ogni esercizio è risolutivo e, soprattutto, che i giochi ed esercizi “belli” non sempre funzionano, soprattutto se sono copiati da altri. I giochi vanno proposti, corretti, “masticati” e fatti propri. Molte volte mi sono presentato in palestra con il mio bel programma giornaliero, con ben chiaro gli obiettivi e i giochi “strumenti” per raggiungerli e poi mi scontravo con loro: i bambini!

Capitano giornate in cui puoi provare e riprovare un gioco, una situazione, ma niente… non riesci a trasmettere quello che vuoi. Per questo bisogna avere una conoscenza del gruppo e una capacità di osservare e valutare la situazione.

A molti clinic si parla di come insegnare al bambino a scegliere, a valutare e a risolvere le situazioni, ma perché non farlo anche per far capire agli istruttori come osservare, valutare e risolvere i problemi che si presentano durante una normale lezione? in 25 anni di minibasket ho imparato a preparare lezioni con 10-15 giochi legati all’obiettivo finale in modo da non arrivare impreparato e seguire l’onda emotiva dei bambini.

In pratica i primi 5 minuti osservo il loro comportamento in campo, parliamo del cosa stanno facendo e del perché; solo a questo punto introduco un gioco di attivazione, magari sfidando 2-3 bambini a fare qualche cosa, a provocarli in modo da ottenere la loro attenzione. Ecco poi proseguiamo con giochi individuali dove tutti si muovono, hanno dei compiti ben precisi, che devono svolgere e io intervengo per fare le correzioni.

La correzione è fondamentale per il bambino, deve essere sempre propositiva, deve contenere sempre la parola “BRAVO” per rafforzare la fiducia in se stesso.

Il lavoro principale dell’istruttore è osservare, valutare e sfruttare la situazione per cogliere l’attenzione del bambino. Ovvio che bisogna arrivare in palestra preparati e modulare la lezione in modo da tenere sempre vigile l’attenzione dei bambini; evitare lunghe file, tempi morti, calcolare i tempi di recupero. Con gruppi numerosi, soprattutto, evito di usare file, magari lavorare a stazioni, o a giochi dove ognuno ha un compito. L’importante è intervenire per correggere gli errori, motivare il bambino a fare meglio, fare correzioni di gruppo ed individuali. NON FERMARE IL GIOCO!!!

Questo è il lavoro dell’istruttore: incanalare il caos.

Sfruttare l’energia dei bambini per raggiungere gli obiettivi. Non arrivare in palestra con giochi/esercizi “chiusi” ma essere capaci di cogliere il momento in cui è necessario fare delle piccole variazioni. Mi capita spesso che io inizi un gioco e che poi qualche bambino ci mette del suo “Bambino pensante” e che si prenda spunto per arricchirlo, ed è qui che risiede la bravura dell’istruttore che accompagna i bambini verso gli obiettivi, gli stessi che l’istruttore ha pianificato a tavolino nella programmazione.

 

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