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In questo mio scritto vorrei provare a raccontare di quella fase evolutiva che coincide con il passaggio dal minibasket al settore giovanile, passando per quella terra di mezzo che è la categoria degli esordienti – fino a U13.

L’allenatore che si ritrova a lavorare con i preadolescenti deve saper insegnare loro a usare il proprio pensiero, a soffermarsi e riflettere sulle loro emozioni e il loro comportamento, in modo che siano responsabili di se stessi e sappiano risolvere i problemi che di volta in volta si troveranno ad affrontare nella vita

Non scriverò nulla di tecnico, perché di questo un po’ tutti gli allenatori se ne interessano e si dilettano alla ricerca dei migliori allenamenti e giochi possibili che possano tenere conto delle competenze tecniche e motorie. Il mio compito, ancora una volta, è portare la vostra attenzione su qualcosa che spazi tra l’educazione e la responsabilità, attraversando il magico modo del coaching, affinché possa esservi utile sapere come funzionino i vostri piccoli giocatori, speranzosa così di avere in campo sempre più tecnici – istruttori o allenatori, consapevoli.

L’allenatore, in generale colui che educa, si trova spesso disorientato di fronte ai preadolescenti. Vista la loro irrequietezza emotiva non è sempre facile comunicare con loro, capire cosa vogliono o aiutarli a ragionare, spesso mi chiedono come trattarli in quanto non sono più bambini ma neppure adolescenti.

La preadolescenza rappresenta una fase dello sviluppo che si manifesta tra i dieci e i quattordici anni. È un’età critica, difficile, complessa, delicata, mette in discussione tutto e tutti. Questi anni possono essere caratterizzati da incertezze, conflitti e difficoltà tanto per gli adulti quanto per i ragazzi stessi.

L’allenatore che si ritrova a lavorare con i preadolescenti deve saper insegnare loro a usare il proprio pensiero, a soffermarsi e riflettere sulle loro emozioni e il loro comportamento, in modo che siano responsabili di se stessi e sappiano risolvere i problemi che di volta in volta si troveranno ad affrontare nella vita.

La comunicazione tra l’allenatore e l’atleta è diversa da sport a sport, inoltre un conto è essere l’allenatore di una squadra, altro se si allena solo un atleta per volta ma il punto comune è che il preadolescente cerca un modello e necessita di un contenitore chiaro e stabile, una persona capace di gestire il conflitto, di porsi a modello, di dare regole e di farle rispettare. Un preadolescente cerca i primi modelli da imitare al di fuori dalla famiglia, ecco che allenatori o istruttori assumono un ruolo fondamentale per i ragazzi.

Altro elemento da tenere a mente è legato alla questione dell’abbandono sportivo. Questa età coincide con una prima finestra di uscita dei ragazzi dal mondo sportivo, crescono interessi al di fuori della palestra, iniziano a comprendere le differenze tra chi ha “capacità” e talenti e chi no, il carico della scuola aumenta, sono tutti elementi che facilmente possono portare lontano dallo sport. Ecco che, sempre più si rende necessario trovare una motivazione per continuare; come dico sempre nelle mie formazioni agli allenatori, prima di chiedergli perché smettono aiutiamoli a ricordare perché hanno iniziato e perché sono andati avanti….

Serve che ci sia un’offerta formativa/sportiva per tutti, serve che i programmi sportivi non siano orientati solo all’ottenimento dei risultati ma che tengano in considerazione la motivazione e i bisogni. Questa è l’età in cui l’atleta può fare i conti con il desiderio di vedere fin dove può arrivare nella sua carriera, può programmare, condividere e fissarsi degli obiettivi a lungo temine in accordo con il suo allenatore e impegnarsi nella cooperazione con il resto dei suoi coetanei (nel caso di uno sport di squadra). Questa è l’età in cui la dimensione dell’amicizia e del divertimento sono molto significative nello sport arrivando in molti casi, ad essere uno dei fattori più rilevante nella scala dei
bisogni quando si indaga perché si fa sport.

Io sono convinta che un allenatore consapevole di questi passaggi divenga un nodo centrale affinché i ragazzi facciano delle scelte piuttosto che altre. Buon lavoro a tutti.

Di Tiziana Boldrini

Educatrice - consulente -formatrice e Mental coach presso Libera professionista Aiuto gli allenatori del settore giovanile a potenziare il proprio ruolo educativo e a creare relazioni vincenti

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