Focus Miniasket

L’istruttore Minibasket del futuro con le radici nel passato

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Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.

A.Einstein

Non ho la sfera di cristallo per poter delineare cosa ci riserva il futuro, ma posso fare una analisi del presente, riferendomi ad un recente passato, …. Questo forse ci può fornire una chiave di lettura per le nuove sfide che si profileranno nell’orizzonte delle discipline legate alle scienze motorie e sportive, quindi alla figura dell’istruttore giovanile e dell’istruttore minibasket.

Il futuro è da costruire giorno dopo giorno attraverso le proprie capacità di adattamento o aggiustamento ( Jean Le Boulch).

Adattamento al contesto operativo, ai materiali da utilizzare, agli atleti alle loro età cronologiche e fisiologiche, ai progetti sportivi e didattici, alle esigenze nate dagli obiettivi da raggiungere in una ipotetica programmazione, e non ultimo per affrontare i problemi post pandemia e altro ancora.

Parafrasando il celebre Blade Runner “Io ne ho viste cose…..” Fin dal 1976 in Corso di Porta Vigentina, al n°54 in quella sede milanese dell’allora Comitato Nazionale Minibasket, incontrai il Prof. Emilio Tricerri anima e mente illuminata del Minibasket.  Come giovane e curioso studente ISEF gli chiesi come aprire un centro minibasket e come orientare la mia formazione, ricevendone una valanga di appassionate informazioni, che mi contaminarono in modo positivo. Prima il corso istruttori a Pavia con il Prof. Mondoni, a cui seguì il corso ad Aosta per diventare Istruttore Nazionale, poi  il Supercorso a Roma  per diventare Formatore, il continuo aggiornamento, i camp di Minibasket, con Maurizio Cremonini, gli svariati corsi come docente attraversando metodi e metodologie che andavano di pari passo con la ricerca scientifica e pedagogica, fino a sperimentare e acquisire le linee guida del settore minibasket, gli incontri a Bracciano con la commissione 519, sempre con spirito critico ma costruttivo e con tanta voglia di imparare per poi trasmettere.

In un recente passato, dove la pandemia dovuta al corona virus, ci ha fermato, in un tempo sospeso, costringendoci ad un mutamento di costumi, prassi e modelli che fino a prima del 2019 sembravano intoccabili o quantomeno, se mutavano, lo facevano in modo esponenziale seguendo una transizione tecnologica che abbandonava la tempistica dei cambiamenti generazionali, verso una cronologia sempre più rapida dove, chi non stava al passo con il cambiamento, entrava nell’obsolescenza.

Il modello a cui ci si riferiva nel periodo pre-pandemia era ormai consolidato da anni, gli allenamenti in palestra o al campo, fase di ricerca del tono muscolare, allenamento guidato, le conoscenze, le abilità e le competenze nel mb, standard di programmazione, le linee guida, le senso-percezioni, la ricerca delle capacità coordinative nelle esercitazioni, la tecnica, i giochi di potere, i giochi di situazione, il risultato, la prestazione, il successo finale. Ci si è trovati nostro malgrado, durante il confinamento a proporre nessuna attività oppure :

allenamenti in casa, fase di ricerca del tono muscolare non sempre facile da eseguire senza guida, allenamento guidato in modalità da remoto, con le difficoltà che tutti più o meno abbiamo riscontrato, standard di programmazione senza un preciso obiettivo finale, la tecnica ancora al centro, il mantenimento della forma fisica più che il risultato, la prestazione immaginaria, il successo, nella la speranza di poter ritornare al più presto alla normalità.

Cosa ci ha indotto al cambiamento e a ripensare alla figura dell’istruttore, se non la funzione di servizio nei confronti all’atleta?  Se i modelli sono saltati è corretto pensare ad un ritorno alla normalità o a come era prima? 

Mai più sarà come prima, meglio affidarsi a metodologie funzionali al momento che si affronta e prevenire.

Ancora oggi siamo in palestra o al campo con prescrizioni, che seguono i colori in base ai numeri e alle proiezioni statistiche dell’andamento della pandemia. Il riscaldamento o per dirla come quelli bravi, fase di ricerca del tono muscolare optimum da condividere e da insegnare in modo metodologico, alcuni esercizi e proposte da fare in casa o nel cortile, suggerimenti di esercizi da svolgere nelle pause didattiche della ormai famigerata DAD, perché non si sa mai, dover affrontare nuovi confinamenti.

L’ora di lezione guidata da istruttori o allenatori sempre più “trasformazionali” quindi partecipato, standard di programmazione sulle capacità acquisite, l’allievo al centro, la prestazione che prelude al risultato quindi il successo finale, la crescita e la collaborazione guidata del metodo di riferimento, più che da un modello prestabilito.

Non a caso le numerose e sorprendenti medaglie olimpiche acquisite a Tokyo nell’estate 2021, sono forse figlie di questi adattamenti? Sono figlie di una riprogrammazione per aver ritardato di un anno le olimpiadi? Sono forse figlie di una maggiore responsabilizzazione degli atleti nel loro contesto operativo? Sono forse figlie di quella paura di non saper superare le difficoltà per quei modelli che di punto in bianco non ci ponevano nella “comfort zone”.

Ecco appunto….. se di adattamento abbiamo parlato, se di modificazioni dei modelli abbiamo dissertato, ripensiamo al futuro con istruttori minibasket più attenti ai bisogni dell’atleta, influenzandoli idealmente con corretti comportamenti, più creativi di fronte alle difficoltà, più inclini a sostenere e a gratificare gli atleti con maggior considerazione personale, più propensi a responsabilizzare gli atleti fornendo compiti significativi e sfidanti, pensando che il futuro non è mai certo ma imprevedibile di fronte alla eterna corsa del tempo.


Di

Docente di metodologia dell’Insegnamento e dell’allenamento Regione Lombardia.

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