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Premessa generale. Se consideriamo i bambini che ci vengono affidati come delle piantine che dobbiamo curare e far crescere al meglio, non solo “tecnicamente”, è importante il “terreno” in cui li facciamo crescere; di conseguenza l’atmosfera in palestra dovrà essere ottimale! Non ricaveremo mai buoni frutti da un terreno sabbioso…..

L’errore e la sua correzione sono da sempre uno dei problemi che più frequentemente l’istruttore si trova a dover affrontare. Ma qual è l’approccio migliore?

A volte la correzione passa attraverso la punizione per il semplice fatto di aver sbagliato, punizioni più o meno severe vengono comminate  su  molti campi di gioco.

Ma cos’è l’errore?

Lo definirei lo strumento unico attraverso cui passa l’apprendimento, unitamente  ad attenzione e motivazione.

Se un vostro giocatore non sbaglia mai o quasi, non dovete rallegrarvene troppo. Perché? Perché un giocatore che non sbaglia mai ha due possibilità:

O è un fenomeno… oppure non lavora al massimo della sua velocità e di conseguenza non sbaglia  perché è  in controllo e  quindi non migliorerà!

Di conseguenza dobbiamo invitare i nostri giocatori a “sbagliare”!

Questa ovviamente è una provocazione….ma non troppo.

Bisogna spiegare ai bambini che sbagliare è una cosa normale, anzi positiva; un evento di cui non ci si deve vergognare perché ci dà l’opportunità di migliorare, è necessario e fondamentale per il processo di crescita.

“ successo significa passare da errore ad errore, senza perdere l’entusiasmo!”

Il vero errore, spesso sta nell’atteggiamento del bambino, per cui dovremo valutare l’impegno e stimolare l’esecuzione del gesto. In realtà cosa accade, quando uno non sa fare una cosa?…… evita di farla! Terzo tempo sinistro ne è l’esempio classico; lo stesso dicasi per palleggio e passaggio…..sono alcuni esempi di esecuzioni rifiutate.

In partita spesso vediamo giustificare con“falsi infortuni”, errori banali al tiro (tipico esempio è il contropiede solitario quando viene sbagliata “clamorosamente“ la conclusione).

In più dobbiamo considerare che lo stato di ansia crea una contrazione involontaria dei muscoli dorsali (cit. “Il dono della dislessia”) e questo spiega gli errori in contropiede e non solo, altro esempio il “braccino” nei tiri liberi, eseguiti con movimenti goffi.

Gli errori possono essere  generati anche dall’istruttore con richieste inadeguate

Quante volte cerchiamo di spiegare particolari “tecnici” o proponiamo esercizi non adeguati alle capacità del gruppo? Oppure inseriamo strategie nel gioco inadeguate all’età? Con il risultato di fare le famose rimesse a “quadrato” o in “linea” per ottenere un facile canestro a livello scoiattoli ma che in realtà non servono a nulla nella crescita del bambino.

Un po’ come se un docente universitario si trovasse a far lezione alle elementari, pretendendo lo stesso risultato dei propri studenti.

Ma allora, come possiamo correggere un errore e rendere più  partecipativi i bambini ai movimenti  proposti? Una strategia di facile applicazione suggerisce di chiedere agli altri bambini di osservare il compagno durante la dimostrazione dell’esercizio e segnalare eventuali errori nell’esecuzione. Questo alza di molto la soglia attentiva e la partecipazione . Altra strategia di compartecipazione, come io la definisco, è quella di coinvolgere il bambino nella correzione e nella esecuzione dei movimenti in funzione dell’apprendimento.

Due esempi semplici, per capirci, sono quelli di utilizzare una similitudine: “se un amico dovesse invitarti ad una festa ma non ti facesse mai giocare con gli altri cosa penseresti?… Ecco è quello che tu stai facendo con la tua mano sinistra, l’hai invitata in palestra… ma non la fai giocare!

Immagina che un amico dovesse farti una foto mentre stai tirando… cosa penserebbero gli altri guardandola?“Stavi lanciando un sasso in un torrente?” oppure “Ah, stavi facendo un tiro a basket!”.In questo modo ho notato che si convincono più  facilmente a provare ed accettano l’errore come se insegnassero ad un amichetto più  piccolo.

Per superare lo scoglio “errore” è molto importante utilizzare in maniera appropriata i rinforzi positivi.

Strategie e soluzioni nell’affrontare gesti o movimenti nuovi:

è importante, quando proponiamo dei movimenti, e lo possiamo tranquillamente  dimostrare noi stessi, che la “ricetta” da seguire sia di eseguire il movimento lentamente, per poi, una volta acquisito, sovrascrivere il tutto con la  velocità. Come detto precedentemente, un’altra possibilità  per coinvolgere i bambini nell’osservazione consiste nel rilevare gli  errori nell’esecuzione di un compagno e questo permette una miglior percezione del dettaglio.

Come e quando correggere?

Difficile rispondere, esistono regole generali quali:”errore della maggior parte del gruppo”, fermo e rispiego;“errore individuale”, correzione personalizzata o volante. Personalmente ho verificato negli anni che indicazioni/correzioni personalizzate determinano un’efficacia superiore, sia perché sono mirate, sia perché il bambino essendo in rapporto 1a1 con l’istruttore  sente che questa cosa è  detta per lui (la differenza la farà l’atteggiamento dell’istruttore che dovrà cercare di non dire cose ripetitive ed in maniera “fredda”); in più avendo ogni bambino capacità diverse posso indirizzare le mie correzioni al meglio; in seconda battuta l’aspetto cosiddetto“occhiale dell’errore” in cui nella stessa situazione ogni istruttore individua errori o priorità  diverse, da qui emerge l’importanza di conoscere le tappe dello sviluppo motorio in età  evolutiva, per sapere cosa proporre e correggere.

Una possibilità alternativa che ho utilizzato e verificato negli anni essere efficace è di far spiegare un determinato concetto (che ho difficoltà a far passare) da un compagno di squadra. 

Vorrei terminare questo breve spunto di riflessione, con un riferimento al periodo post covid e non solo, riguardo alla nostra comunicazione. Ho osservato come questo periodo di isolamento sociale abbia creato sicuramente difficoltà attentive e di concentrazione, ma soprattutto ho notato un impoverimento generale del vocabolario (numero di vocaboli conosciuti) e questo rende la comunicazione ancora più difficoltosa. Questo ci obbliga ad uno sforzo ulteriore nella comunicazione e ci richiede una dosa di pazienza aggiuntiva.

Buon lavoro

P.S. Ci siamo mai chiesti come viviamo noi l’errore dei nostri “giocatori”’? Il linguaggio del nostro corpo  lo rivela (mani nei capelli, tono di voce che si altera istantaneamente ecc.).

Credo che prima di lavorare sugli altri sia necessario costruirsi un equilibrio personale che ci permetta di intervenire senza drammi.

Avrei una proposta, rileggere l’articolo appena terminato dopo esservi fatti alcune domande.

L’errore è una cosa solo al di fuori di voi?

E’ possibile che il nostro atteggiamento possa aumentare la percentuale di errore della squadra?

Sono in grado di gestire l’errore in maniera equilibrata? Cosa farei se un mio giocatore sbagliasse il terzo tempo allo scadere o sbagliasse il tiro libero della vittoria?

Riesco a esporre serenamente, anche più di una volta, ad un mio giocatore che non ha capito la spiegazione?


Concordo su tutto. L’atteggiamento dell’istruttore è fondamentale, deve avere un approccio corretto nei confronti dell’errore e utilizzarlo come momento utile per rafforzare l’apprendimento. Spesso io invito il resto del gruppo a evidenziare quale è stato l’errore del compagno e quale può essere la soluzione correttiva. Questo rafforza l’attenzione e le capacità cognitive di problem determination/solving. Dal punto di vista motivazionale, chi ha sbagliato inoltre è stimolato dall’analisi di tutto il gruppo e questo allevia il “peso”. L’errore non è più un problema del singolo, ma è di tutta la squadra.

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