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I neuroni specchio sono una categoria di neuroni motori, che consentono al nostro cervello di
trasformare i movimenti osservati in movimenti agiti e di riconoscerne il significato. Le neuroscienze
ci hanno insegnato che i neuroni specchio si attivano in specifiche aree cerebrali quando compiamo
una data azione e che gli stessi si attivano anche quando a compierla è un nostro simile. La
attribuzione del termine ‘neuroni specchio’ deriva dalla capacità di queste cellule di attivarsi
‘riflettendo’ le azioni degli altri; in poche parole un bambino osservando un movimento crea
un’immagine nel suo cervello, e sarà poi in grando di ripetere quell’immagine per sommi capi. Quel
ricordo è ciò su cui si lavora per trasformarlo nel movimento desiderato attraverso l’allenamento.

La scoperta di questo tipo di apprendimento ha nel tempo dimostrato l’opportunità di “mantenersi
allenati” anche quando si è infortunati o costretti ad una sospensione dell’attività sportiva
utilizzando per esempio una tecnica come quella della visualizzazione. In tempo di lockdown ho
iniziato coi ragazzi (ma anche con i bambini) che seguo con il coaching sportivo, ad utilizzarla
gradualmente, portandoli inizialmente a costruire i cosiddetti “ancoraggi”. L’ancoraggio è il
processo attraverso il quale creiamo un’associazione tra esperienze (meglio se positive) e lo stato
d’animo e attraverso il quale, quando ci si sente sopraffatti dalle emozioni, possiamo rilassarci
richiamando alla mente quello stato di benessere che abbiamo sperimentato attraverso l’esercizio
di ancoraggio.

Tornando ai neuroni specchio la visualizzazione può diventare uno strumento importante per
aiutare bambini e ragazzi a creare connessioni efficaci e, se allenati, attraverso questa tecnica è
possibile acquisire schemi e nozioni nuove. Realizzare nella nostra mente l’immagine di noi
stessi impegnati nel perseguire i nostri obiettivi, preparare una gara, un esame, un’interrogazione o
un incontro importante, ci aiuta a restare concentrati e a prepararci meglio per affrontare la
performance. Mente e corpo sono elementi che viaggiano paralleli nella preparazione di un atleta,
iniziare da piccoli attraverso il gioco può solo che aiutarli. Ricordiamoci sempre che i contenuti che
intendiamo comunicare ai bambini arriveranno più comprensibili, chiari ed efficaci se il linguaggio
utilizzato dall’adulto sarà evocativo di qualcosa che i bambini conoscono. Il livello di comprensione
di un bambino è differente rispetto a quello di un adulto: l’adulto può compiere operazioni
complesse e astratte, il bambino si basa su un pensiero fatto di azioni concrete, ecco perché in
genere faccio fare loro esperienze già vissute e ben comprensibili.

I neuroni specchio intervengono anche nella codifica delle emozioni, avete presente quando ci
sentiamo profondamente coinvolti di fronte a un’emozione di qualcun altro? Ecco, questo per dirvi
che si vede come stiamo anche quando fingiamo il contrario, o quando pensiamo di non comunicare,
perché è qualcosa che si accende dentro. Poi possiamo far finta di non vedere o rifiutarci in qualche
modo di connetterci, ma noi comunichiamo.

Ecco perché ritengo che chi gode del privilegio di insegnare qualcosa, non può fare a meno di
ricordare quanto l’apprendimento sia frutto delle competenze che mettiamo in campo e della
relazione che abbiamo costruito.

Le nostre emozioni, i nostri stati mentali, il nostro linguaggio “non verbale”, i nostri neuroni specchio
agiscono tutti insieme nella relazione che stiamo costruendo e influenzano il successo, o meno, del
nostro lavoro.

Di Tiziana Boldrini

Educatrice - consulente -formatrice e Mental coach presso Libera professionista Aiuto gli allenatori del settore giovanile a potenziare il proprio ruolo educativo e a creare relazioni vincenti

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