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Perché spronare non significa spingere: come trasformare le aspettative in supporto e aiutare tuo figlio a crescere nello sport (e nella vita)

Caro genitore, non ho finito di rivolgermi a te e di provare a farti vedere esiti e risultati di alcuni comportamenti che mettiamo in campo quando sentiamo la necessità di intrometterci nelle esperienze dei nostri figli perdendo il controllo dellaSituazione.

“Lo faccio per spronarlo, perché ha talento.”

La psicologia dello sport ci dice una cosa molto chiara: i ragazzi danno il meglio quando percepiscono supporto incondizionato non quando sentono di dover dimostrare qualcosa per essere approvati. Quando un ragazzo sente che “deve” confermare il proprio talento, l’errore non è più parte del processo. Diventa una minaccia. E quando l’errore diventa minaccia, il cervello entra in modalità difensiva: non esplora, non rischia, non crea. Si protegge.

Dal punto di vista neuroscientifico, sappiamo che situazioni percepite come valutative o giudicanti attivano circuiti legati allo stress. L’aumento del cortisolo, nel lungo periodo, riduce la qualità della concentrazione e la capacità decisionale. In altre parole: più pressione mettiamo, meno lucidità otteniamo. Inoltre, se un ragazzo cresce con l’idea di essere “bravo perché ha talento”, svilupperà più facilmente un mindset fisso: tenderà a evitare le sfide che potrebbero mettere in discussione quell’etichetta. Se invece viene valorizzato l’impegno, la strategia, la perseveranza, svilupperà un mindset di crescita.

Le aspettative pesanti comunicano implicitamente questo: “Se sei davvero forte, devi dimostrarlo sempre”. Le aspettative sane comunicano: “Puoi migliorare, anche quando sbagli”.

Qui entra in gioco un concetto chiave della psicologia evolutiva dell’attaccamento. Il bambino – e l’adolescente – ha bisogno di percepire che la relazione con il genitore non dipende dalla performance. Se anche solo in modo sottile il messaggio diventa “sono orgoglioso di te quando vinci”, la mente registra una condizione. Attenzione: non significa abbassare le aspettative. Significa spostarle. Dal risultato al processo. Dalla vittoria alla crescita. Dal confronto con gli altri al confronto con se stessi. Un genitore mentalmente allenante non dice: “Devi fare di più.” Non dà indicazioni tecniche ma semmai può dire: “Cosa hai imparato oggi?” oppure “Cosa puoi fare diversamente la prossima volta” La differenza è sottile nelle parole, enorme nell’impatto.


Di

Educatrice - consulente -formatrice e Mental coach presso Libera professionista Aiuto gli allenatori del settore giovanile a potenziare il proprio ruolo educativo e a creare relazioni vincenti

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