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“Se tuo figlio tira così, non giocherà mai da grande.”

Può sembrare un’affermazione dura, ma chiunque viva quotidianamente la palestra sa che un errore impostato a 8 o 9 anni può diventare una zavorra insuperabile nel settore giovanile. Parliamo del famigerato “tiro dall’ombelico”, quel gesto meccanico dove la palla viene letteralmente scagliata verso il ferro usando solo la forza delle braccia, senza alcun coinvolgimento della parte inferiore del corpo.

La trappola del tiro “solo braccia”

Molti bambini, nel tentativo di raggiungere un canestro che percepiscono come troppo alto o lontano, compensano la mancanza di forza fisica con una spinta scoordinata. Il risultato è un tiro che parte troppo in basso, spesso davanti allo stomaco, dove la palla viene spinta via invece di essere accompagnata verso l’alto.

Insegnare il tiro a questa età non significa curare l’estetica del gesto, ma sviluppare la catena cinematica: un’unica spinta fluida che parte dai piedi, attraversa le gambe, il busto e le braccia, per finire con la “mano dentro il canestro”.

Il segreto è nelle gambe (e nel polso)

Per correggere il tiro “a spinta”, l’istruttore deve lavorare sui prerequisiti motori. Ecco i punti focali su cui insistere:

  1. La spinta delle gambe: Il bambino deve percepire che la forza per lanciare non viene dai bicipiti, ma dalla spinta del suolo attraverso le gambe cariche.
  2. Braccia distese e polso attivo: Un esercizio utile consiste nel far tirare i bambini mantenendo inizialmente le braccia distese. Questo li costringe a non usare i gomiti come catapulte e a scoprire la funzione fondamentale del polso, che deve “frustare” la palla verso il bersaglio.
  3. L’equilibrio: Senza un baricentro adeguato e una base d’appoggio solida (giocare sugli avampiedi), ogni tentativo di coordinazione fallirà.

Gli strumenti giusti per evitare l’errore

Basket per Tutti: Guida Completa per Insegnare il Mini-Basket ai Bambini: Tutto ciò che devi sapere per insegnare il basket ai più piccoli, con attività creative e tecniche semplici.

Non possiamo pretendere una tecnica corretta se carichiamo il bambino di un compito superiore alle sue capacità fisiche. Il modello nazionale è chiaro:

  • Canestro a 2,60 metri: Per la categoria Aquilotti, il tiro deve essere introdotto su un canestro ad altezza ridotta per permettere equilibri corretti.
  • Pallone Easybasket: L’uso di un pallone più leggero (180 grammi) è fondamentale nelle fasi iniziali. Senza lo stress di dover sollevare un peso eccessivo, il bambino può concentrarsi sulla coordinazione del movimento invece che sulla sola potenza.

Perché non possiamo aspettare

Tra i 7 e i 12 anni i bambini attraversano le cosiddette fasce sensibili, il periodo d’oro in cui le capacità coordinative raggiungono l’apice dello sviluppo. Se in questa fase non viene costruita una solida base motoria, sarà quasi impossibile “pulire” la tecnica dopo i 12 anni, quando le capacità coordinative diventano molto meno allenabili.

Il nostro compito nel Minibasket è fornire le fondamenta (le capacità motorie) su cui l’allenatore del futuro potrà costruire il primo piano (la tecnica analitica). Un bambino che impara oggi a coordinare gambe e braccia è un giocatore che domani saprà tirare con velocità e precisione anche sotto pressione.

Vuoi scoprire i migliori giochi per allenare la spinta delle gambe? Leggi i nostri approfondimenti tecnici su www.minibasket.info.


Di

Istruttore Nazionale Minibasket Allenatore di Base Istruttore Easybasket

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